Studio Dr. Giorgio Del Noce Dott. Giorgio Del NoceAndrologia · Urologia

Curvatura del pene

Congenita o acquisita, fase attiva o stabile: come stabilisco se è il momento di operare e quale tecnica conviene.

Sotto la stessa parola stanno due storie opposte. Una curvatura che c’è da sempre, comparsa con lo sviluppo, è congenita e non è una malattia: si corregge solo se impedisce il rapporto. Una curvatura comparsa da adulto, magari con dolore e un nodulo palpabile, è induratio penis plastica — malattia di La Peyronie — e la prima regola è non operarla subito.

La domanda che separa i due quadri

Da quanto tempo c’è? È l’unica domanda che conta nel primo minuto di visita.

Nella curvatura congenita i corpi cavernosi si sono sviluppati in modo asimmetrico: il pene è incurvato fin dalle prime erezioni dell’adolescenza, l’angolo non è cambiato negli anni, non c’è dolore e non si palpa nulla di duro. Si può accompagnare a un frenulo breve che accentua la trazione verso il basso, e in quel caso il problema si risolve lavorando sul frenulo corto.

Nell’induratio penis plastica si forma una placca di tessuto fibroso nella tonaca albuginea, l’involucro elastico che riveste i corpi cavernosi. Dove c’è la placca il tessuto non si distende, e in erezione il pene si piega da quel lato. Esordisce in età adulta, spesso fra i cinquanta e i sessant’anni, talvolta dopo un trauma anche banale durante un rapporto. Si associa con una certa frequenza alla malattia di Dupuytren della mano: quando trovo retrazioni palmari in un uomo con curvatura recente, il sospetto si rafforza.

Fase attiva e fase stabile: perché si aspetta

La Peyronie ha un decorso in due tempi, e la fase decide il trattamento.

La fase attiva dura in genere dai sei ai diciotto mesi: c’è dolore in erezione, la placca sta ancora organizzandosi e l’angolo può peggiorare di mese in mese. Operare qui è un errore, perché la malattia continuerebbe a lavorare dopo l’intervento e la curvatura si riformerebbe. In questa fase si usano terapie mediche e fisiche e si documenta l’andamento.

La fase stabile si riconosce da due criteri: il dolore è scomparso e l’angolo non cambia da almeno sei mesi, meglio dodici. Solo qui si può proporre la chirurgia.

La fotografia a casa vale più di un’ecografia

La curvatura si vede in erezione, e in ambulatorio il pene non è in erezione. Chiedo quindi una cosa concreta: due fotografie fatte a casa, in erezione, una di profilo e una dall’alto, con il pene in asse rispetto all’obiettivo. Servono a misurare l’angolo reale e, ripetute a distanza di mesi, sono il modo più affidabile per stabilire se la malattia è ancora attiva. Nessun esame strumentale fornisce questa informazione meglio di così.

In studio completo con la palpazione della placca e con l’ecografia peniena, che documenta sede, dimensioni ed eventuali calcificazioni; se c’è anche un deficit di erezione eseguo l’ecocolordoppler dinamico, perché la presenza di una disfunzione erettile associata cambia completamente la scelta chirurgica.

Quando si tratta e quando no

Non tutte le curvature vanno corrette. L’indicazione nasce quando:

  • l’angolo impedisce o rende doloroso il rapporto, per sé o per la partner;
  • c’è instabilità del pene in erezione, con cedimento oltre la placca;
  • la deformità provoca un disagio psicologico rilevante e la malattia è stabile.

Non c’è indicazione quando la curvatura è modesta, i rapporti sono possibili e non c’è dolore: in questi casi l’intervento aggiunge rischi senza aggiungere funzione.

Le opzioni chirurgiche, con il loro prezzo

Ho all’attivo un’importante casistica di correzione di curvature peniene, e la scelta della tecnica si fa su tre variabili: angolo, lunghezza del pene, qualità dell’erezione.

  • Corporoplastica di plicatura (tipo Nesbit e varianti). Si accorcia il lato convesso, quello più lungo, per riportare il pene in asse. È la tecnica più sicura e la più usata nelle curvature congenite e nelle Peyronie di grado medio. Il prezzo da pagare è esplicito e va detto prima: il pene si accorcia di qualche centimetro. Nella curvatura congenita, dove la lunghezza di partenza è normale, è quasi sempre accettabile.
  • Incisione della placca con innesto. Si apre il lato concavo e si colma il difetto con un innesto. Non accorcia, ed è la scelta nelle curvature severe o con restringimento a clessidra. Richiede però un’erezione valida di partenza, perché può peggiorarla.
  • Protesi peniena. Quando alla curvatura si associa una disfunzione erettile severa che non risponde alle terapie. Risolve i due problemi in un solo intervento.

Gli interventi di chirurgia andrologica si eseguono nelle strutture con cui collaboro; la valutazione e l’indicazione si fanno in studio.

Errori frequenti

  • Chiedere l’intervento mentre c’è ancora dolore: significa operare una malattia in corso.
  • Aspettarsi che la placca «si sciolga» con integratori o pomate: il tessuto fibroso organizzato non si riassorbe.
  • Non dire al chirurgo che l’erezione è già debole: è l’informazione che più di ogni altra cambia la tecnica da scegliere.
  • Confondere un incurvamento comparso in adolescenza con una Peyronie e avviare terapie inutili.

Domande che arrivano in studio

La curvatura può regredire da sola?

Una quota di casi di La Peyronie si stabilizza con un angolo tollerabile e il dolore scompare quasi sempre con il tempo. La regressione completa della placca è invece rara. La curvatura congenita non regredisce.

Dopo l’intervento il pene si accorcia davvero?

Con le tecniche di plicatura sì, di qualche centimetro, perché il principio è proprio accorciare il lato più lungo. Con le tecniche di innesto no, ma hanno più effetti sull’erezione. È un compromesso che va discusso prima, non dopo.

Che cosa porto alla prima visita?

Le fotografie in erezione, l’elenco dei farmaci e, se li hai, i referti di ecografie peniene precedenti. La visita andrologica costa 140–150 euro e comprende l’ecografia quando serve; il dettaglio è nella pagina prestazioni e tariffe.

C’è un legame con il diabete?

Sì, il diabete e le alterazioni del microcircolo sono fra i fattori che si associano più spesso alla malattia, e nello stesso paziente coesiste frequentemente una disfunzione erettile. Per questo i due problemi vanno valutati insieme.

Per capire dove si colloca questo problema rispetto agli altri che tratto c’è la pagina generale di andrologia, con i disturbi sessuali e riproduttivi maschili. Visite su appuntamento al 011 836 941, martedì e giovedì 14-20.

Fonti

  1. EAU Guidelines on Sexual and Reproductive Health. Linee guida europee su disfunzione erettile, disturbi dell’eiaculazione e infertilità maschile.
  2. Manuale MSD — Malattia di Peyronie. Evoluzione della placca, fase attiva e fase stabile, opzioni chirurgiche.