Studio Dr. Giorgio Del Noce Dott. Giorgio Del NoceAndrologia · Urologia

Calcoli renali

Quando il calcolo passa da solo, quando no, e la parte di prevenzione che quasi nessuno completa.

Schema di un rene in sezione con due calcoli fermi nelle vie escretrici
Illustrazione: Blausen Medical, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Durante una colica la domanda urgente è una sola: c’è febbre? Una colica senza febbre si gestisce con la terapia del dolore e si rivaluta. Una colica con febbre e brividi è un’altra cosa: significa urina infetta a monte di un ostacolo, va in pronto soccorso subito e richiede un drenaggio, non un antibiotico per bocca.

Che cosa succede in una colica

Il dolore non viene dal calcolo che gratta, ma dalla pressione: il calcolo blocca l’uretere, l’urina continua ad arrivare dal rene e non trova uscita, e la via escretrice si distende. Per questo la colica è un dolore che non si placa cambiando posizione — chi la vive non riesce a stare fermo — e si irradia dal fianco verso l’inguine e il testicolo o il grande labbro. Nausea e vomito fanno parte del quadro.

Quando il calcolo scende vicino alla vescica, compaiono urgenza e bruciore che somigliano a una cistite. È un errore comune trattarli come infezione.

Quando basta aspettare e quando no

Il dato che decide è la dimensione. I calcoli sotto i cinque millimetri hanno un’alta probabilità di essere espulsi spontaneamente; sopra i sette la probabilità crolla e l’attesa prolungata rischia solo di danneggiare il rene. Conta anche la sede: più il calcolo è in basso, più è probabile che passi.

L’attesa, quando è ragionevole, non è passiva: si usano farmaci che favoriscono il passaggio, si controlla il dolore e si ricontrolla a distanza. Non può andare avanti per settimane: un uretere ostruito a lungo perde funzione, e un rene può danneggiarsi in modo silenzioso proprio perché il dolore nel frattempo è passato.

Si interviene quando il calcolo è troppo grande, quando il dolore non si controlla, quando la funzione renale peggiora, quando il rene è unico, e sempre e subito quando c’è infezione a monte.

I segnali che impongono il pronto soccorso

  • Febbre con brividi durante una colica.
  • Assenza completa di urina.
  • Dolore che non cede nonostante la terapia.
  • Vomito incoercibile che impedisce di assumere farmaci e liquidi.
  • Colica in chi ha un solo rene funzionante o un trapianto.

Che cosa faccio in studio

Fuori dall’urgenza, la visita urologica serve a due cose: documentare la situazione attuale e capire perché quella persona fa calcoli. L’ecografia dell’apparato urinario, eseguita nello stesso appuntamento, mostra la dilatazione delle vie, i calcoli nel rene e quelli in vescica. Per lo studio preciso di sede e dimensioni di un calcolo ureterale l’esame di riferimento resta la TC senza mezzo di contrasto.

La parte che quasi nessuno fa: capire perché

Circa metà di chi ha avuto un calcolo ne formerà un altro negli anni successivi, e questo non è un destino: dipende da fattori in buona parte correggibili. Due cose, dopo un episodio, cambiano davvero la storia:

  • Analizzare il calcolo espulso. Va recuperato filtrando le urine e portato ad analizzare. Ossalato di calcio, acido urico, struvite e cistina hanno cause e prevenzioni completamente diverse: senza sapere di che cosa è fatto si danno consigli generici. I calcoli di acido urico, per esempio, si possono sciogliere alcalinizzando le urine — gli altri no.
  • Lo studio metabolico: calcemia, uricemia, funzione renale, paratormone se la calcemia è alterata, e la raccolta delle urine delle ventiquattro ore con volume, calcio, ossalato, citrato e acido urico. È il modo per scoprire le poche cause che hanno una terapia precisa, come un iperparatiroidismo.

La prevenzione che funziona davvero

L’unica misura efficace in tutti i tipi di calcolo è il volume di urina. L’obiettivo non è «bere di più» in astratto: è produrre almeno due litri e mezzo di urina al giorno, distribuendo i liquidi anche alla sera, perché la notte è il momento in cui le urine si concentrano di più.

Le altre misure dipendono dalla composizione, ma due meritano una precisazione perché vengono quasi sempre fraintese:

  • Il calcio alimentare non va ridotto. Togliere il calcio dalla dieta aumenta l’assorbimento intestinale di ossalato e peggiora i calcoli di ossalato di calcio. Va mantenuto un apporto normale, assunto durante i pasti.
  • Il sale sì. Ridurre il sodio riduce l’eliminazione urinaria di calcio: è una delle leve più efficaci e la più trascurata. Vale anche per le proteine animali in eccesso.

Il citrato, presente negli agrumi, inibisce la formazione dei cristalli: il succo di limone diluito nell’acqua è un accorgimento semplice e sensato nei formatori di calcoli di calcio.

Errori frequenti

  • Scambiare per cistite il bruciore di un calcolo ormai vicino alla vescica.
  • Curare a casa una colica febbrile.
  • Buttare il calcolo espulso senza farlo analizzare.
  • Ridurre il calcio alimentare credendo di prevenire i calcoli di calcio.
  • Smettere di bere molto dopo qualche mese, quando il ricordo del dolore sbiadisce.
  • Considerare chiuso il problema perché il dolore è passato: a volte significa solo che il rene ha smesso di segnalare.

Domande che arrivano in studio

L’acqua dura fa venire i calcoli?

No. Il contenuto di calcio dell’acqua potabile non ha un ruolo rilevante, mentre il volume bevuto ce l’ha, ed è enorme. Meglio un’acqua qualsiasi in quantità adeguata che un’acqua «leggera» bevuta poco.

Un calcolo fermo nel rene va tolto?

Non necessariamente. Un calcolo piccolo, asintomatico e stabile in un calice si può sorvegliare con controlli ecografici. Si interviene se cresce, se dà dolore, se provoca infezioni o se c’è il rischio che si incunei nell’uretere.

Dopo una colica devo fare altri esami?

Sì: un controllo per verificare che il calcolo sia stato espulso e che il rene non sia più dilatato, e lo studio metabolico se è il primo episodio in età giovanile, se gli episodi sono ricorrenti o se c’è familiarità.

I calcoli possono dare sangue nelle urine?

Sì, spesso. Ma l’ematuria non va attribuita automaticamente a un calcolo noto: le cause da escludere sono altre e più importanti, e il percorso è quello della pagina sul sangue nelle urine.

La calcolosi è una delle competenze urologiche del rene; le altre sono descritte nella panoramica di urologia su reni, prostata e vescica. Per una visita: 011 836 941.

Fonti

  1. EAU Guidelines on Urolithiasis. Linee guida europee su colica renale, indicazioni al trattamento e prevenzione delle recidive.
  2. ISSalute — Calcoli renali. Istituto Superiore di Sanità: come si formano, come si curano e come si prevengono.