Chirurgia andrologica
Varicocele secondo Tauber in anestesia locale, curvature peniene, interventi minori in giornata.

Il Dott. Del Noce è stato tra i primi in Italia, nel 1996, a correggere il varicocele con la tecnica di Tauber: sclerotizzazione delle vene spermatiche per via anterograda, in sola anestesia locale, con permanenza in struttura di tre o quattro ore. Ha inoltre all’attivo una importante casistica di correzione di curvature peniene.
Varicocele: perché la via anterograda cambia la giornata del paziente
Il varicocele è una dilatazione delle vene del testicolo, nella grande maggioranza dei casi a sinistra. È asintomatico nella maggior parte dei casi, eppure nel 40% dei casi è causa di infertilità nel maschio adulto ed è presente nel 16-18% degli adolescenti. Questo scarto fra assenza di sintomi e peso sulla fertilità è il motivo per cui viene scoperto tardi.
La correzione secondo Tauber, appresa dall’autore della tecnica presso la Urologiske Klinik dell’Allgemeines Krankenhaus Barmbek di Amburgo, consiste nell’incannulare una vena del funicolo attraverso una piccola incisione alla radice dello scroto e nell’iniettare per via anterograda la sostanza sclerosante sotto controllo radiologico. Le differenze pratiche rispetto alle tecniche di legatura per via inguinale o retroperitoneale sono tre: anestesia locale invece di anestesia loco-regionale o generale, incisione di pochi millimetri, permanenza di tre o quattro ore invece di un ricovero.
Chi conviene operare e chi no
L’indicazione non nasce dal varicocele in sé ma dalla combinazione fra grado del reflusso documentato all’ecocolordoppler, alterazione dello spermiogramma e progetto riproduttivo. Un varicocele di basso grado in un uomo con spermiogramma normale e nessun dolore non ha ragione di essere operato. Un varicocele con reflusso continuo in un adolescente con asimmetria di volume testicolare, al contrario, va corretto anche in assenza di sintomi, perché il danno sulla spermatogenesi si accumula nel tempo e non sempre è reversibile.
Curvature peniene e malattia di La Peyronie
Una curvatura del pene può essere congenita, presente dall’inizio dell’attività sessuale, oppure acquisita, legata alla formazione di una placca fibrosa nell’albuginea dei corpi cavernosi. Le due situazioni si trattano in modo diverso e vanno distinte prima di qualsiasi decisione.
Nella malattia di La Peyronie esiste una fase attiva, con dolore in erezione e curvatura che peggiora nei mesi, e una fase stabilizzata. Operare in fase attiva espone a recidive: la regola è attendere la stabilizzazione, documentata da almeno sei mesi di quadro invariato. Nell’attesa si valutano i trattamenti conservativi e si segue l’evoluzione con l’ecocolordoppler penieno basale, che misura la placca e ne registra la calcificazione.
Quando si arriva all’intervento, la scelta della tecnica dipende dalla gravità della curvatura, dalla lunghezza del pene e dalla qualità dell’erezione: le corporoplastiche di raddrizzamento accorciano leggermente l’asta, mentre le tecniche di incisione e innesto la preservano ma richiedono una funzione erettile conservata. Nei casi con deficit erettile severo associato la soluzione è l’impianto di protesi peniena, argomento su cui il Dott. Del Noce ha svolto training chirurgico dedicato al Crawford Memorial Hospital di Van Buren, in Arkansas, e relazione fin dal 1995 all’Incontro Andrologico Lombardo-Piemontese.
Interventi minori che si risolvono in giornata
Una parte consistente della chirurgia andrologica riguarda problemi che il paziente convive per anni prima di affrontarli, e che si risolvono in anestesia locale.
- Frenulo corto: la frenuloplastica corregge la trazione che provoca dolore e piccole lacerazioni durante il rapporto. È l’intervento con il rapporto più favorevole fra semplicità e beneficio percepito.
- Fimosi e parafimosi: si valuta caso per caso se è indicata una plastica conservativa del prepuzio o la circoncisione, in base al grado di restringimento e alla presenza di lichen.
- Cisti dell’epididimo e idrocele: l’indicazione è sintomatologica. Una cisti asintomatica si controlla, non si opera.
Recupero di spermatozoi dal testicolo
Nei pazienti azoospermici, cioè senza spermatozoi nell’eiaculato, il recupero chirurgico dal testicolo rende possibile la fecondazione in vitro. Presso il centro di procreazione medicalmente assistita dove lavora, il Dott. Del Noce esegue regolarmente questi interventi, utilizzando anche la tecnica microchirurgica MicroTESE, che permette di individuare al microscopio operatorio i tubuli seminiferi con maggiore probabilità di contenere spermatozoi. Il percorso completo è descritto nella pagina sull’infertilità maschile.
Dove si opera
Gli interventi si svolgono presso Promea Day Surgery a Torino, dove il Dott. Del Noce è Responsabile Andrologo Urologo dal 2007, e nelle strutture con cui collabora: Casa di Cura San Luca di Pecetto, accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale, Clinica Pinna Pintor, Clinica Fornaca e Clinica Santa Caterina da Siena. L’indicazione, la scelta della sede e i tempi si definiscono in visita; l’elenco delle sedi è nella pagina dove ricevo.
Domande frequenti sulla chirurgia andrologica
Dopo la correzione del varicocele quando migliora lo spermiogramma?
Il ciclo completo di maturazione degli spermatozoi dura circa tre mesi, quindi il primo spermiogramma di controllo ha senso non prima di tre-quattro mesi dall’intervento. Un controllo fatto dopo tre settimane non dice nulla.
Quando posso riprendere l’attività sessuale e sportiva?
Dipende dall’intervento. Dopo una sclerotizzazione del varicocele la ripresa è rapida, nell’ordine di pochi giorni per l’attività normale e di due-tre settimane per sport di contatto e ciclismo. Dopo una corporoplastica i tempi sono più lunghi e vengono indicati caso per caso al controllo postoperatorio.
La correzione di una curvatura accorcia il pene?
Le tecniche di plicatura comportano un accorciamento, in genere contenuto e proporzionale al grado di curvatura corretta. È un punto da discutere prima dell’intervento, perché la soddisfazione del paziente dipende dall’aspettativa con cui arriva in sala.
Serve un secondo parere prima di operarsi?
Davanti a un’indicazione chirurgica è ragionevole. Porta il referto ecografico e la documentazione su cui si basa l’indicazione: una valutazione indipendente ha valore solo se parte dagli stessi dati.