Sangue nelle urine
Il sintomo che passa da solo e proprio per questo viene archiviato: perché un episodio basta per indagare.

Sangue visibile nelle urine, senza dolore e senza bruciore, che compare una volta e poi sparisce: è la presentazione più pericolosa e la più sottovalutata, perché il fatto che passi da solo convince che sia finita. In un adulto, e soprattutto in un fumatore, un’ematuria macroscopica indolore va considerata un tumore della vescica finché non si dimostra il contrario.
Due tipi di ematuria, lo stesso obbligo di indagare
L’ematuria macroscopica si vede: urine rosse, rosate o color coca-cola, a volte con coaguli. L’ematuria microscopica si trova solo all’esame delle urine, spesso fatto per altro motivo. La prima ha una probabilità molto più alta di nascondere una causa importante, ma nessuna delle due va archiviata senza una spiegazione.
Prima di allarmarsi vanno escluse due cose banali: alcuni alimenti e farmaci colorano le urine senza che ci sia sangue — barbabietola, rifampicina, alcuni lassativi — e nella donna la contaminazione mestruale. L’esame delle urine distingue in pochi minuti.
Il momento in cui compare dice da dove viene
È un dettaglio che vale la pena osservare e riferire:
- sangue all’inizio della minzione: origine più probabilmente uretrale o prostatica;
- sangue alla fine: collo vescicale o trigono;
- sangue per tutta la minzione: vescica o alte vie urinarie.
Le cause, in ordine di quanto cambiano la vita
- Tumori della vescica. Sono la ragione per cui questa pagina esiste. Le neoplasie vescicali, comunemente chiamate polipi, danno come primo sintomo proprio la presenza di sangue nelle urine, in genere senza alcun dolore. Sono legate in modo molto stretto al fumo e all’esposizione professionale a vernici, solventi e coloranti. La diagnosi è in genere ecografica, e la prognosi dipende enormemente da quanto presto si arriva.
- Tumori del rene, più spesso scoperti per caso in ecografia.
- Calcoli, che però di solito si accompagnano a dolore: la pagina dedicata è quella sui calcoli renali.
- Infezioni, cistiti e prostatiti, in cui il sangue si accompagna a bruciore e urgenza.
- Ipertrofia prostatica, che può sanguinare per rottura dei vasi superficiali della ghiandola.
- Cause renali mediche, come le glomerulonefriti: qui l’ematuria si accompagna a proteine nelle urine e a globuli rossi deformati, e la competenza passa al nefrologo.
L’errore più costoso
È questo: un episodio di sangue, un ciclo di antibiotico, il sangue sparisce, caso chiuso. Il sanguinamento di un tumore vescicale è intermittente per natura e si interrompe da solo, indipendentemente dall’antibiotico. La scomparsa del sangue non è una risposta alla terapia ed è priva di valore diagnostico. Allo stesso modo, prendere anticoagulanti non spiega un’ematuria: semmai la anticipa, rivelando una lesione che c’era già. In un paziente scoagulato l’ematuria va indagata come in chiunque altro.
Il percorso diagnostico
In studio parto dall’ecografia dell’apparato urinario, eseguita nello stesso appuntamento della visita urologica: valuta reni, vescica e prostata, mostra la maggior parte delle formazioni vescicali, i calcoli e le dilatazioni, e si esegue con la vescica piena. Insieme chiedo esame urine completo, urinocoltura e funzione renale, e nell’uomo il PSA quando il quadro lo richiede.
Quando il sospetto resta, il percorso prosegue con la citologia urinaria, con la TC urografica per studiare l’alta via escretrice, e soprattutto con la cistoscopia, che resta l’esame che vede direttamente la parete vescicale. L’ecografia è un ottimo punto di partenza ma non esclude le lesioni piatte e quelle molto piccole: un’ecografia negativa in presenza di ematuria macroscopica indolore non chiude il caso.
Chi ha più motivi per non rimandare
- Fumatori ed ex fumatori.
- Chi ha lavorato con vernici, solventi, coloranti, gomma, cuoio.
- Età superiore ai quarant’anni.
- Precedente radioterapia pelvica o chemioterapia con ciclofosfamide.
- Chi ha già avuto una neoplasia vescicale: la recidiva è frequente e il follow-up non va interrotto.
Errori frequenti
- Considerare risolto un episodio perché il sangue è sparito.
- Attribuirlo agli anticoagulanti e fermarsi lì.
- Fermarsi a un’ecografia negativa quando l’ematuria era macroscopica e indolore.
- Trattare ripetutamente come cistite un’ematuria senza bruciore e con colture negative.
- Rimandare perché non fa male: l’assenza di dolore è proprio ciò che rende più sospetto il quadro.
Domande che arrivano in studio
Ho visto sangue una sola volta, devo comunque fare esami?
Sì. Un singolo episodio di ematuria macroscopica in un adulto giustifica da solo l’intero percorso diagnostico, anche se non si è più ripetuto.
Può dipendere dallo sforzo fisico?
Esiste un’ematuria da sforzo, descritta nei corridori di lunga distanza, che si risolve con il riposo. È una diagnosi di esclusione: si può accettare solo dopo che gli accertamenti sono risultati negativi e il quadro è rientrato.
L’ematuria microscopica è meno grave?
Ha una probabilità minore di nascondere un tumore, ma va comunque confermata su un secondo esame e indagata, tanto più in presenza di fattori di rischio. Se si accompagna a proteinuria, l’origine è probabilmente renale medica.
Che cosa porto alla visita?
Esami delle urine e urinocolture già eseguiti, ecografie precedenti, l’elenco dei farmaci compresi anticoagulanti e antiaggreganti, e la storia lavorativa se hai avuto esposizione a solventi o coloranti.
L’ematuria è un sintomo, non una diagnosi, e le possibili origini sono descritte nella pagina di urologia dedicata a prostata, reni e vescica. Per fissare la visita: 011 836 941.
Fonti
- EAU Guidelines on Non-muscle-invasive Bladder Cancer. Linee guida europee: percorso diagnostico dell’ematuria e gestione dei tumori vescicali superficiali.
- ISSalute — Tumore alla vescica. Istituto Superiore di Sanità: fattori di rischio, disturbi iniziali e accertamenti.