Idrocele e cisti dell’epididimo
Due formazioni benigne dello scroto: come si distinguono al tatto e perche un idrocele nuovo va sempre guardato dentro.
Sono le due formazioni benigne più comuni dello scroto, e quasi sempre la risposta giusta è non fare nulla. Si operano quando danno ingombro, fastidio o imbarazzo, non perché compaiono in un referto ecografico. La domanda da porre non è «si può togliere», ma «quanto mi dà fastidio adesso».
Che cosa sono, e come si distinguono al tatto
L’idrocele è una raccolta di liquido fra i due foglietti della vaginale, la membrana che riveste il testicolo. Il testicolo resta dentro quel guanto d’acqua: lo scroto appare aumentato di volume, teso, liscio e indolente, e quando si appoggia una fonte luminosa la massa si illumina, perché il liquido è limpido. Il testicolo, proprio perché immerso, può diventare difficile da palpare — ed è questo il vero motivo per cui un idrocele va sempre guardato con l’ecografia almeno una volta.
La cisti dell’epididimo, o spermatocele quando contiene spermatozoi, è una pallina tonda, mobile, ben separata dal testicolo, che si sente in alto e dietro. La differenza che si apprezza con le dita è proprio questa: la cisti si distingue dal testicolo, l’idrocele lo avvolge.
La regola: prima guardare sotto
Un idrocele che compare in pochi giorni o settimane in un uomo adulto non è la stessa cosa di un idrocele presente da anni. Può essere reattivo, cioè secondario a qualcosa che sta succedendo dentro: un’infiammazione dell’epididimo, un trauma, più raramente una neoplasia del testicolo.
Per questo l’ecografia scrotale, che eseguo durante la visita nello stesso ambulatorio, non serve a confermare l’idrocele — quello si vede a occhio — ma a vedere il testicolo che c’è dentro. Nel nuovo idrocele dell’adulto questo passaggio non si salta mai.
Nel neonato il discorso è diverso: l’idrocele comunicante del bambino, legato alla pervieta del dotto peritoneo-vaginale, si risolve spontaneamente nella grande maggioranza dei casi entro il primo o il secondo anno di vita, e l’intervento si valuta solo dopo.
Quando si opera e quando no
Non c’è alcun obbligo di trattare una raccolta piccola e asintomatica. Propongo l’intervento quando c’è almeno uno di questi elementi:
- volume tale da dare ingombro nei vestiti, nel camminare o nell’attività sessuale;
- senso di peso o tensione persistente;
- crescita progressiva documentata nel tempo;
- cute scrotale tesa e arrossata, con difficoltà di igiene;
- impossibilità di palpare il testicolo, in un quadro che richiede sorveglianza.
Non ha indicazione una cisti di pochi millimetri trovata per caso, né un idrocele modesto e stabile in un uomo che non lo avverte.
Il punto da chiarire prima di operare una cisti
L’asportazione di una cisti dell’epididimo comporta un rischio, piccolo ma reale, di alterare la via seminale di quel lato. In un uomo che desidera ancora figli questo pesa nella decisione, soprattutto se le cisti sono bilaterali: in quel caso preferisco la sorveglianza, e se l’intervento serve davvero lo si programma dopo aver valutato lo spermiogramma. In un uomo che ha già concluso il progetto di paternità il tema non si pone.
Come si interviene
L’intervento per l’idrocele si esegue per via scrotale, in anestesia locale o locoregionale, in regime ambulatoriale o di day surgery: si apre la vaginale e la si eversa o la si plica, in modo che il liquido non possa più raccogliersi. La semplice aspirazione con ago, invece, non è una soluzione: il liquido si riforma quasi sempre nel giro di settimane, e ogni puntura aggiunge un rischio di infezione. La consiglio solo in casi selezionati, in pazienti che non possono affrontare la chirurgia.
Per la cisti si procede con l’asportazione selettiva, conservando l’epididimo. In entrambi i casi il recupero è rapido, con qualche giorno di gonfiore e tre-quattro settimane di astensione da sport e rapporti. Gli interventi si eseguono nelle strutture con cui collaboro; il percorso è descritto nella pagina di chirurgia andrologica.
Errori frequenti
- Dare per scontato che una tumefazione scrotale indolente sia un idrocele senza mai aver fatto un’ecografia.
- Aspirare ripetutamente un idrocele invece di correggerlo.
- Operare una cisti millimetrica scoperta per caso.
- Asportare cisti bilaterali in un uomo che cerca una gravidanza, senza averne discusso le conseguenze sulla via seminale.
- Attribuire a un idrocele un dolore acuto: in quel caso il problema è un altro ed è descritto nella pagina sul dolore testicolare.
Domande che arrivano in studio
L’idrocele riduce la fertilità?
Un idrocele di volume modesto non incide. Raccolte molto voluminose e di lunga durata sono state messe in relazione con un peggioramento dei parametri seminali, ma il nesso non è netto. Se c’è un progetto di paternità in corso, lo spermiogramma chiarisce la situazione meglio di qualunque ipotesi.
Può diventare un tumore?
No, né l’idrocele né la cisti dell’epididimo degenerano. Il motivo per cui si fa comunque l’ecografia è opposto: assicurarsi che la raccolta non stia nascondendo una lesione del testicolo già presente.
Può tornare dopo l’intervento?
La recidiva dopo una correzione chirurgica ben eseguita è poco frequente. Dopo la sola aspirazione, invece, è la regola.
Che cosa porto alla prima visita?
Le ecografie scrotali già eseguite, anche vecchie: il confronto nel tempo dice se la raccolta sta crescendo, ed è il dato che più di ogni altro orienta la decisione. La visita andrologica costa 140–150 euro e comprende l’ecografia.
Per le altre formazioni e per i disturbi che riguardano testicolo e scroto, il punto di partenza è la pagina di andrologia e della salute genitale maschile. Per fissare un appuntamento: 011 836 941, martedì e giovedì dalle 14 alle 20.
Fonti
- EAU Guidelines on Paediatric Urology. Linee guida europee su fimosi, idrocele e tumefazioni scrotali dell’età evolutiva.
- ISSalute — Tumore del testicolo. Istituto Superiore di Sanità: disturbi, accertamenti e cura.