Uretrite e infezioni sessualmente trasmissibili: esami e tempi

Dopo un rapporto a rischio due cose contano più di tutte le altre: fare l’esame giusto sul materiale giusto, e farlo al momento giusto. Un test eseguito troppo presto dà un risultato negativo che non significa nulla, e un antibiotico preso d’iniziativa cancella la possibilità di arrivare a una diagnosi. La terza regola, quella che più spesso viene ignorata, riguarda la partner o il partner: se si tratta uno solo dei due, l’infezione torna indietro.
I sintomi, e il fatto che spesso non ci sono
L’uretrite si manifesta con bruciore all’inizio della minzione, secrezione dal meato, prurito o fastidio uretrale, a volte aumento della frequenza urinaria. La secrezione abbondante e francamente purulenta orienta verso la gonorrea; quella scarsa, trasparente e più evidente al mattino è più tipica delle forme non gonococciche, in primo luogo da Chlamydia trachomatis.
Il punto clinicamente più rilevante, però, è un altro: una quota consistente di infezioni da clamidia nell’uomo non dà alcun sintomo. Chi non ha disturbi non si fa controllare, continua ad avere rapporti e, nel frattempo, l’infezione può risalire fino all’epididimo o diffondersi alla partner, dove le conseguenze sulla fertilità sono più pesanti. È il motivo per cui, dopo un rapporto non protetto con un partner occasionale, il controllo si fa anche senza sintomi.
Quali esami, su che materiale
- Test molecolare su primo getto di urine per Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae. È l’esame di riferimento, non invasivo, e richiede di non aver urinato nelle ore precedenti: il materiale utile sta nei primi millilitri, non nel mitto intermedio che si usa per l’urinocoltura.
- Tampone uretrale quando c’è secrezione, utile anche per la coltura e per l’antibiogramma della gonorrea, oggi importante per via delle resistenze.
- Tampone faringeo e rettale quando le pratiche sessuali li rendono pertinenti: queste localizzazioni sono spesso del tutto silenti e sfuggono se si esamina solo l’uretra.
- Esami del sangue per HIV, sifilide, epatite B ed epatite C.
- Ricerca di Mycoplasma genitalium e Trichomonas nelle uretriti che non guariscono dopo una prima terapia corretta.
L’esame delle urine con urinocoltura, da solo, non copre questo capitolo: chlamydia e gonococco non crescono nelle colture urinarie di routine. Un referto di urinocoltura negativo non esclude nulla di quanto elencato sopra.
I tempi, che sono la parte che si sbaglia
Ogni infezione ha un intervallo minimo fra il contatto e il momento in cui l’esame diventa affidabile. Indicativamente: per i test molecolari su clamidia e gonococco si ragiona su circa due settimane dall’esposizione, pur potendo anticipare l’esame in presenza di sintomi; per la sifilide la sierologia diventa attendibile dopo alcune settimane e si ricontrolla a tre mesi; per l’HIV i test di quarta generazione, che cercano insieme anticorpi e antigene, danno un risultato solido intorno alle sei settimane, con conferma a tre mesi; per le epatiti gli intervalli sono più lunghi e variabili.
Questi numeri sono orientativi e vanno confermati dal centro che esegue i test, perché dipendono dal metodo usato. Quello che non cambia è il principio: un test fatto il giorno dopo il rapporto non rassicura, e un test negativo eseguito prima della finestra va ripetuto. Se esiste un rischio elevato e recente, il posto dove porre la domanda è un centro di malattie infettive, non un laboratorio privato, perché in alcune situazioni esistono misure da prendere entro poche ore.
Il partner, e perché il trattamento è di coppia
Quando l’infezione è documentata, la terapia riguarda entrambi, anche se uno dei due non ha sintomi e anche se i suoi esami non sono ancora pronti. Senza questo, il risultato è il rimbalzo: si guarisce, si riprendono i rapporti, si riprende l’infezione. Vanno inoltre sospesi i rapporti fino alla fine del trattamento di entrambi — per le terapie in dose singola si considera una settimana — e in alcune infezioni è previsto un controllo di verifica a distanza.
L’errore che rende tutto più difficile
Prendere un antibiotico avanzato da una cura precedente, o consigliato da qualcuno, produce tre danni in una volta: attenua i sintomi senza necessariamente eradicare l’infezione, rende negativi gli esami successivi impedendo di sapere che cosa c’era, e contribuisce alle resistenze, che nel gonococco sono un problema concreto e crescente. Se il bruciore è iniziato, l’ordine corretto è esame prima, terapia dopo: fra i due passaggi passano pochi giorni.
Quando il bruciore non è un’infezione sessuale
Non tutto quello che brucia si prende con il sesso. Nell’uomo adulto lo stesso sintomo può venire da una prostatite, da un calcolo che transita, da un’infezione urinaria vera e propria, o anche da una causa irritativa. Cambiano l’esame da fare e la terapia, e il modo di distinguerli è descritto nelle pagine sulla prostatite e sui suoi diversi quadri clinici e sulle cistiti e infezioni urinarie nell’uomo, dove un episodio isolato non è mai banale come in altri contesti.
Un caso va isolato dagli altri: dolore e gonfiore di un testicolo con febbre, a distanza di giorni da un rapporto non protetto, fanno pensare a un’epididimite, che richiede una valutazione rapida e una terapia mirata. La diagnosi differenziale con la torsione, che è un’urgenza chirurgica, è trattata nella pagina sul dolore testicolare acuto e cronico.
Domande frequenti
Il preservativo si è rotto: che cosa faccio adesso?
Se il rischio è considerato elevato, la valutazione va fatta subito, perché alcune misure preventive hanno una finestra di poche ore e si attivano in un centro di malattie infettive o in pronto soccorso. Per il resto si programmano i test rispettando gli intervalli: il controllo molecolare su urine dopo circa due settimane, le sierologie secondo le scadenze indicate dal centro.
Sono negativo a tutto ma il bruciore continua. Che cosa resta da cercare?
Due direzioni. La prima è la ricerca dei germi meno comuni, Mycoplasma genitalium in primo luogo, che è anche quello con più problemi di resistenza. La seconda è che il quadro non sia infettivo: una prostatite cronica o una sindrome dolorosa pelvica danno sintomi sovrapponibili e si trattano in modo completamente diverso.
Può avere conseguenze sulla fertilità?
Sì, ed è la ragione principale per non trascurarle. Le infezioni delle vie seminali, anche pregresse e trattate tardi, possono alterare i parametri seminali o lasciare esiti ostruttivi: è una delle voci che si indagano nel percorso descritto nella pagina sull’infertilità maschile.
Serve l’impegnativa per una visita urologica?
No, lo studio è privato e si accede direttamente: si prenota per telefono e si riceve il martedì e il giovedì pomeriggio. La visita costa 140–150 euro e comprende l’ecografia quando è indicata.
Quando il sintomo urinario resta dopo la terapia, o quando non si capisce da dove venga, il passo utile è l’inquadramento completo descritto nella pagina sulla visita urologica a Torino, con ecografia nella stessa seduta. Per prenotare: 011 836 941.
Fonti
- EpiCentro — Infezioni sessualmente trasmesse. Istituto Superiore di Sanità: dati di sorveglianza italiani, sintomi e percorsi diagnostici.
- EAU Guidelines on Urological Infections. Uretriti, epididimiti e infezioni delle vie urinarie: diagnosi e terapia.